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Il mondo và in fretta, i gesti sono sempre più in serie e mancano di attenzione, presi da una continua ansia da prestazione, da confronto con gli altri.

Nella pratica delle arti marziali interne tradizionali lo studio segue ritmi naturali e rispettosi dell’apprendimento personale, l’avanzamento è graduale da compiere con consapevolezza, senza voler bruciare le tappe,  l’allenamento vissuto con attenzione senza che si trasformi in consuetudine, né in una competizione col tempo né con gli altri praticanti, nel rispetto dei propri tempi e di quelli dell’insegnante con calma e tranquillità.

Praticando le varie tecniche marziali e studiando  filosofia e la cultura cinese tradizionale si contribuisce  alla crescita  di una scuola di Kung Fu.

Compito di ogni allievo interno (ricevuto dal maestro nella cerimonia di discepolato) è di adoperarsi per colmare il divario linguistico/culturale che esiste tra l’allievo e il maestro. Oltre che a un dovere, è un atto d’amore verso il maestro, la scuola e la vita.

Nella società marziale, l’etica è l’aderire a codici comportamentali che sono parte integrante dell’educazione dello studente il quale aderisce completamente e pertanto nel rispetto della regola rimane libero astenendosi dal dover scegliere cosa sia giusto o sbagliato apprendendo  il bagaglio  tecnico e non solo della scuola.

Rettitudine è il rispetto per  il maestro quando pazientemente trasmette la sua conoscenza, ed è anche quando l’allievo che altrettanto pazientemente cerca di fare sua quella conoscenza, il rispetto verso noi stessi nel non accontentarsi di superficialità ma cercare di fare della propria vita un’esperienza significativa e piena.

Grazie allo sforzo costante (Gong Fu) un onesto praticante anche con poco talento può diventare un esperto nel campo delle arti marziali se è guidato da un vero maestro.

La conoscenza e l’azione nella pratica marziale,devono andare di pari passo, conoscere il perché di una cosa, essere capaci di farla, facendola bisogna sapere perché la si sta  facendo, quando si fa ciò che si conosce e si capisce quello che si fa si può sostenere di aver compreso l’unione tra conoscenza e azione, non si può fare una certa cosa senza una vera conoscenza, non è possibile ottenere una vera conoscenza di qualcosa senza farla.

La conoscenza è data dalla consapevolezza che seguendo gli insegnamenti coretti si ottiene dei risultati nella pratica.

La conoscenza non ha fine, conoscere e agire sono complementari.

Nel percorso personale di crescita la consapevolezza viene indicano dai saggi come aspetto fondamentale.

Vivere consapevolmente la propria vita significa vedere con chiarezza ciò che ci succede e intervenire per risolvere eventuali disagi o per sviluppare talenti latenti.

La pratica delle arti marziali interne sono uno strumento efficace per il raggiungimento di una maggior consapevolezza non solo interna e corporea ma anche con l’ambiente e gli altri.

Nella pratica degli esercizi si possono individuare delle aree di ricerca, l’ascolto interiore e l’ascolto nel mondo delle relazioni, con la pratica degli esercizi individuali (la sequenza) si è per un ascolto introspettivo delle energie e il contatto con il proprio fisico;  gli esercizi a coppie si prestano per l’ascolto di noi stessi in varie situazioni nelle quali dobbiamo relazionarci ad altre persone. Nei classici viene citato un principio che dice quando pratichi una tecnica marziale da solo fallo come se ti confrontassi con un compagno, quando ti alleni con un compagno pratica come fossi da solo, questo ad indicare il mutuo ascolto interno/esterno attento all’altro senza dimenticarsi di se stessi.

La pratica è il fine, l’organizzazione il mezzo sia nella vita che in palestra dove ritrovarsi uniti nell’amore per la pratica in libertà, rispetto e coscienza migliorando la salute e arricchendo la propria vita spirituale nella comprensione dei significati più profondi della vita.

Mario Antoldi

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