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Il Tai Chi Chuan è un'arte, ma questo può non essere
immediatamente evidente a chi osserva in modo distaccato i movimenti che
lo caratterizzano. Il suo intento è quello di dare una "forma" al
moto spontaneo dell'energia primordiale, ma... cos'è un'arte
se non l'espressione che rende evidente un contenuto? Così il
Tai Chi Chuan è l'arte del Chi, dell'energia vitale e la lunga
pratica e la costante dedizione sono indispensabili per eliminare
le sovrastrutture che impediscono al contenuto di affiorare e quindi di
esprimersi.
Nei suoi intenti, il Tai Chi si propone di ritrovare quel cammino
che ha fatto superare all'uomo il mondo dell'istinto. Il Tai Chi realizza questo
non solo attraverso le tecniche fisiche, ma - soprattutto - attraverso
una
continua ricerca interiore, che consente all'individuo di sviluppare "l'energia
vitale" e "l'istinto di conservazione" che sono innati
in lui. Il praticante di Tai Chi ricerca la risonanza armonica fra
la propria manifestazione dell'energia vitale e quella di tutti gli
esseri viventi e, infine, quella dell'universo. Per affinare sempre
più la percezione del fremito vitale, l'arte del Tai Chi Chuan
insegna ad ascoltare l'affiorare delle emozioni attraverso il corpo
fisico, l'emergere dei pensieri attraverso la mente e l'eco di ogni
misterioso moto dell'anima.
Armonizzare questi tre aspetti inscindibili
del nostro essere permette di cogliere l'armonia perfetta del Tao.
Il Tai Chi è un'arte marziale cinese e perciò è una tecnica
di difesa, ma il suo
carattere è non violento. La fluidità e la continuità dei
suoi movimenti l'hanno fatto associare spesso alla danza, ma è anche
chiamato "yoga cinese": il ritmo costante e l'estrema lentezza
con cui sono ripetuti i movimenti inducono infatti i praticanti a
uno stato meditativo. Così ognuno può cogliere, alla
fine, l'aspetto più consono alla propria natura. Praticando il
Tai Chi Chuan si ottengono sensibili risultati, a livello fisico,
mentale ed emotivo. La possibilità di contattare l'energia
Chi attraverso una pratica continua consente di raggiungere, oltre
che una maggiore resistenza psico-fisica, un migliore rilassamento
del corpo e, attraverso le tecniche di respirazione, una scarica completa
delle tensioni.
GLI STADI DI SVILUPPO, LE TRE TAPPE NEL TAIJIQUAN
In tutte le pratiche taoiste l’apprendimento è diviso in “tre stadi” che si realizzano con i “nove passi”, questo percorso è rappresentato dai San Tiao (le tre regolazioni).
Tiao Shen (regolazione/armonizzazione del corpo), Tiao Xi (regolazione/armonizzazione del respiro), Tiao Xin (regolazione/armonizzazione della mente), i tre stadi corrispondono a tre livelli di raffinazione dell’energia.
La pratica del Taijiquan prevede la trasformazione, (utilizzando la respirazione meditativa), del chiI da energia vitale/fisica in energia mentale SHEN che a sua volta verrà trasformata in una “non energia” o stato di vuoto SHU e ritorno alla vacuità TAO.
Il praticante deve percepire queste variazioni energetiche correttamente, concentrandosi sul campo del Cinabro Tan Tien inferiore, immaginandolo come l’origine di un vortice di energia spiraliforme che avvolge il corpo circondandolo con volute.
L’energia interna si manifesta in fasi pulsanti e cicliche chiamate “grande e piccola rivoluzione” che dalla zona del Tan Tien inferiore passa al tronco e poi agli arti superiori e inferiori Inizialmente è necessario un periodo di pratica con volontà e coscienza.(sforzo cosciente)
La fase iniziale di apprendimento (Shung Ching Wei Chu) in cui l’allievo si dispone alla massima recettività, attraverso uno stato di totale rilassamento La fase intermedia( Chi Hoi), è uno stato cosciente e di concentrazione senza sforzo, in pace con se stesso, attento alla respirazione, (le fasi di respirazione sono uguali sia nella inspirazione che nella espirazione), la concentrazione viene trasferita al Tan Tien inferiore (Ch’I Hai) punto dove si realizza la simbiosi tra corpo e mente, tra il materiale e lo spirituale.
Nella terza tappa (Lien Yang Hsiang Chien) lo spirito raggiunge la vera libertà “A spirito libero, universo libero”, è la fase in cui lo spirito attento ma rilassato, utilizzando una respirazione cosciente e regolare, inizia una purificazione raggiungendo una coscienza intuitiva. Una fase successiva conduce alla perdita della cognizione dell’io e del corpo cui esso appartiene, concetti come interno/esterno, luce/oscurità, azione/immobilità, perdono parte della loro importanza, permettendo al praticante la libertà.
Il gran maestro Chen Man Ching indica in tre gli stadi di sviluppo di un praticante (uomo, terra, cielo) e per ognuno di essi altre tre fasi minori. Nello stadio Uomo attraverso l’armonizzazione del corpo si rilassano muscoli e tendini rinvigorendo il sangue, nello stadio Terra si aprono le articolazioni attraverso lo sviluppo del Chi. Lo stadio Cielo coinvolge la coscienza, che avviene attraverso l’ascolto e l’interpretazione dell’energia del compagno attraverso il lavoro a coppie. Tuttavia per alcuni autorevoli maestri queste distinzioni vengono considerate solo a scopo didattico. L’uomo attraverso un’inarrestabile modifica del proprio organismo (il concepimento segna l’inizio di un costante divenire, la cui tappa finale coincide con l’annichilimento fisico), in un ambiente altrettanto mutevole, realizza ed estingue il suo ciclo biologico.
Questa cognizione di mutevole trasformazione deve permettere all’uomo di adeguare la propria esistenza all’eterno divenire, affinché possa scindere ciò che è sostanza da ciò che è apparenza. La pratica giornaliera è la chiave del coretto apprendimento, non è sufficiente frequentare un seminario di tanto in tanto, con un “grande” maestro per possedere delle competenze reali. La pratica personale non può essere sostituita ne da libri, ne da videocassette o altro . Solo attraverso la consapevolezza e la distinzione del pieno dal vuoto, del sostanziale o non sostanziale (importante per i praticanti di tai chi chuan), praticando assiduamente, si avvia un sincero percorso di apprendimento dell’arte del tai chi chuan. |