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    Come affrontare il Tai Chi Chuan

    Molte persone mi hanno chiesto cosa significa “vivere il Taiji”.

    La migliore risposta è questo articoli che scrissi tempo fa.


    La pratica del Tai Chi Chuan (Taiji Quan) e il suo studio, è da compiere per stadi, senza voler bruciare le tappe. Con costanza e umiltà, la natura deve fare il suo corso e i cambiamenti avverranno spontaneamente.

    Come quando si sale una scala si fa attenzione a ogni singolo piolo senza saltarne nemmeno uno consapevoli dell’altezza e del pericolo di cadere, così  deve avvenire la pratica del Tai Chi Chuan (Taiji Quan). Solo così si avrà la consapevolezza del percorso che si dovrà affrontare .

    Lo sviluppo di ognuno di noi procede per stadi; restando troppo a lungo a un certo livello, la nostra crescita risulterà stentata, mentre se ci affrettiamo a superarlo non si trarrà insegnamento dalla esperienza del momento.

    Dunque una crescita non equilibrata, ci costringe a tornare sui nostri passi per rimediare e apprendere nella maniera corretta.

    imparare la pratica del Taiji QuanCercare di discernere i vari stadi della vita riconoscendo i passaggi da una fase all’altra è importante, così come nella pratica del gong fu (kung fu). Questa abilità si ottiene con sacrificio e dedizione nel tempo, nel rispetto delle proprie capacità, della propria età e utilizzando il giusto metodo per raggiungere gli obiettivi prefissati.  Solo ponendoci piccoli obbiettivi, riusciremo a raggiungerli, senza stressarci e distogliendoci dal vero apprendimento il Tai Chi Chua (Taiji Quan).

    Il riconoscimento è un fattore prezioso

    La pratica non può ridursi a una mera ripetizione, meccanica, sterile e vuota di esercizi e posture. La forma stessa pur essendo sempre la solita risulta diversa alla percezione; eseguendola si è in grado, ascoltandosi, di cogliere sottili sfumature, piccoli ma importanti cambiamenti, sapori sempre nuovi.

    L’intenzione è nella pratica (gong fu) non nel risultato.

    Non posso imparare più di quello che sto facendo. Perché non serve a niente.

    La pratica deve essere vissuta in pieno, non deve trasformarsi in consuetudine, non deve essere idealizzata o descritta va vissuta in primis. Solo se siamo disposti a cambiare pelle, vestito, identità, rinunciando a se stessi, possiamo far cadere ogni illusione.

    Molto importante è l’empatia allievo/insegnante. L’allievo deve cercare di mantenere la curiosità, evitando di finire nell’abitudine grazie ad una giusta attenzione e spirito critico, mentre l’insegnante deve essere sincero e costante nella sua pratica personale quotidiana senza farcire le lezioni con  troppe nozioni teoriche. 

    Mantenendo quieta la mente, restando saldamente ancorati al centro con consapevolezza, trascendendo lo stato di schiavitù in cui siamo relegati dalle percezioni, cosi si potrà penetrare la realtà in modo adeguato e proseguire la pratica (gong fu) armonicamente.

    articolo scritto da Mario Antoldi

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