Descrizione del progetto

Mario Antoldi mentre viene corretto da un anziano cinese in un parco di Baotou

La Pratica del Taiji Quan

Come detto in precedenza, il Taiji Quan è una pratica non agonistica, accessibile a tutti, che non richiede preparazione atletica ma grande attenzione e disponibilità all’apprendimento.

Fare Taiji significa intraprendere un percorso di studio e pratica costante, che prevede un programma di condizionamento fisico fondato sulla percezione del proprio corpo nel rispetto di ogni sua caratteristica specifica e dei suoi inevitabili limiti.

A questo ‘ascolto’ di sé è dedicata in particolare la preparazione iniziale alla lezione, una fase importante di cui avvalersi correttamente.

Inoltre l’apprendimento è basato sul dare sostanza e riempire il contenitore (corpo) dando molta importanza al percepire il nostro interno.

Le varie iniziative della palestra sono indirizzate ad avviare e completare la formazione degli allievi, così come gli stage o gli incontri con autorevoli maestri, sono destinati agli approfondimenti che ciascun studente potrà liberamente scegliere, consapevolmente per la propria preparazione, secondo un programma di studio personale.

A chi inizia questo percorso è sufficiente ricordare di non pretendere troppo da se stessi e – osservando i praticanti più anziani – comprendere che questa pratica è il frutto di un lavoro nel tempo (kung fu).

A coloro che già praticano, invece, si richiede l’impegno – assunto prima di tutto con se stessi – di essere attenti e diligenti, rispettosi, cercando di condividere la propria esperienza amorevolmente e senza prevaricazioni, senza alcuna pretesa, in un continuo scambio.

Il nuovo arrivato così come l’istruttore, il maestro e l’amico, l’ambiente che ospita l’allenamento “dojo” vanno rispettati e apprezzati.

La continua dedizione e la pratica quotidiana favoriranno la crescita di consapevolezza e la qualità tecnica, sia del singolo praticante sia del gruppo in cui lavora.

L’auspicio è che ciascuno di noi, costantemente, riversi nel proprio vissuto quotidiano la crescita e la consapevolezza acquisite, così che, il nostro ‘benessere’ diventi reale e possa diffondersi all’esterno, influenzando chi ci è vicino, rendendoci meno inclini ad atteggiamenti negativi, critiche, giudizi ed egoismi che ci allontanano dalla sincerità della pratica del TAO.

Questo ci aiuterà a non essere prigionieri delle nostre abitudini, che da un lato ci rassicurano, ma dall’altro limitano il nostro progredire e ci impediscono di sperimentare il ‘nuovo’, fonte di inesauribili ricchezze.

Come bambini entusiasti e meravigliati, iniziamo un nuovo anno di pratica.

Mario Antoldi