Home/pensierii/Tai Chi Chuan e il Mondo Odierno

    Project Description

    Il Tai Chi Chuan e il mondo odierno

    Concediamoci un attimo di riflessione su ciò che comporta l’odierno stile di vita ovvero, per usare un’espressione cinese classica, come si stiano orientando i Soffi della nostra attuale società.
    La televisione di Stato, attraverso alcuni spot della “Pubblicità Progresso”, ci ha recentemente bersagliati nel tentativo di renderci consapevoli del fatto che ascoltiamo poco e, se il problema ha raggiunto tali dimensioni, significa che, di fatto, esiste.
    Per rendersene conto basta osservare l’atteggiamento che spesso assumono persone a noi note ma con le quali non intratteniamo rapporti particolari: frequentemente, incontrandole, quasi nemmeno salutano, non intenzionalmente ma perché assenti, assorte… E’ però sufficiente che chiediamo loro come stiano, per innescare un’inattesa reazione: fiumi di parole si riversano sull’incauto interlocutore il quale, al massimo, si attendeva una risposta del tipo – Non c’è male, grazie!-
    E’ sempre più frequente e davvero eclatante poi, realizzare come tutti sappiano ed intendano evidenziarlo. Incontriamo una marea di persone che, senza che ne sia stata avanzata esplicita richiesta, cercano di spiegare, educare, informare attraverso esperienze, opinioni tecniche ricavate dai media e da mille corsi (altra marcata tendenza odierna: frequentiamo corsi d’ogni tipo).
    C’è dunque una quantità di gente proiettata verso la divulgazione della loro conoscenza in modo sempre più ricercato, particolare, unico, originale, eclatante…esasperato!
    In generale, l’odierno praticante di Tai Chi Chuan non costituisce eccezione: nel migliore dei casi ha incamerato concetti di cui intuisce appena il significato ma sembra conoscere alla perfezione il modo d’utilizzarli e ciò fa si che le sue dissertazioni siano un mirabile compendio di disquisizioni tecniche opportunamente condite da personali rielaborazioni.
    Eppure il pensiero taoista che, in larga misura, ha influenzato i concetti cardine su cui posa la struttura filosofica prima, pratica poi, del Tai Chi, dovrebbero indurci alla riflessione.
    L’evidenza Lapalissiana con cui ci apostrofa Laozi nel Tao Te King lascia, a volte, senza fiato:

    La parola autentica
    Non è seducente
    La parola seducente
    Non è autentica

    Il bene non argomenta
    Argomentare non fa il bene
    La conoscenza non è il vasto sapere
    Il vasto sapere ignora la conoscenza

    (Tao Te King, cap. 81)1

    Non è a caso che nel capitolo 70 si legga:

    Le mie parole tanto facili a capirsi
    Nessuno le capisce
    Nessuno le pratica

    Potremmo continuare ma non dimentichiamo che, per quanto ci riguarda, la nostra pratica sfocia in una “Forma” che, come spesso accade, nasconde parecchie insidie. Lavorare per dare alla “Forma” un aspetto “Formale” è atteggiamento sempre più diffuso ed è il migliore per allontanarsi ogni giorno di più dalla Via. Per comunicare Armonia in ciò che ci circonda bisogna lavorare per raggiungere il Centro, unico modo per – Dominare il Campo esterno -. Il Centro è il Cuore, sede della Coscienza e della Conoscenza: in altre parole è necessario agire nella direzione che conduce, ogni giorno di più, verso la consapevolezza. Tutto allora si orienterà di conseguenza ed i nostri movimenti, nell’elasticità dei vent’anni come nell’inevitabile istinto di conservazione dei cinquanta, comunicheranno Armonia.
    Un testo filosofico redatto approssimativamente duecento anni prima di Cristo nel sud della Cina, Huainanzi2, usando toni meno lapidari rispetto a Laozi, ci riserva immagini altrettanto suggestive:

    … Ora, questa libera comunicazione con la radianza degli Spiriti
    Da la maestria della propria interiorità;
    A partire da ciò,
    Il dominio esterno essendo retto dal centro
    I Cento affari prosperano.
    Colui che ha potuto pervenire al centro
    Possiede il mezzo per condurre il campo esterno,
    E, dato che si è raggiunto il centro,
    I Cinque visceri sono tranquilli,
    Pensiero e riflessione sono a riposo,
    La forza muscolare sviluppa la sua potenza,
    Orecchie ed occhi percepiscono con finezza ed acume,
    Lo Spirito diviene penetrante e sapiente, senz’alcuna confusione.
    Si è fermi e solidi, invulnerabili.
    Non si commettono veri errori
    E tutto si trova a portata di mano…

    Per ricongiungerci alla riflessione iniziale allora, potremmo continuare col primo capitolo del testo in questione che ci regala, in poche frasi, consigli preziosi:

    … Così colui che possiede il Tao,
    Piega il suo volere per opere potenti,
    Vuota il suo cuore per rispondere appropriatamente.
    Per – Piegare il proprio volere – e per – Opere potenti –
    Intendo una morbilità felpata, una calma pacata,
    Che si nascondono dietro a – Non oserei -,
    Che operano con dei – Non ne sono capace -…

    Il concetto che l’autore intende evidenziare si riferisce al fatto che, in un universo in continuo mutamento, tutto può cambiare, anche repentinamente e bisogna esserne consapevoli. In questo contesto, colui che sa, è innanzitutto consapevole di quel che ignora e di quanto sia il lavoro che l’attende per colmare la lacuna. Per mezzo della sua consapevolezza, il saggio, si rende in qualche modo conto che, quel che sino ad un momento prima poteva essere considerato vero, un attimo dopo non è più così corretto e questo lo induce a pensare che ogni concetto vada continuamente adattato – Alla Natura Propria d’ogni individuo – certamente, ma anche alle – Circostanze -. E’ il concetto d’Umiltà, termine dal significato spesso travisato ai giorni nostri, che da solo basta a regalare un senso di nausea quando lo incontriamo. Si tratta d’una visione profonda e sottile: chi sa di non sapere non si mette i mostra, è modesto, tutto in lui comunica questa consapevolezza, atteggiamento esteriore compreso.
    Ecco allora quel che istintivamente preferirei rispondere a chi mi chiede del Tai Chi o qualsivoglia altro argomento: – Non sono in grado … – Il resto? Lo sanno gli altri! Probabilmente allora ognuno di noi, interessati alle pratiche cinesi più o meno antiche, dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e chiedersi quali valori attribuire ai termini di “sapere” e di “conoscenza”, condizione senza la quale risulterebbe oltremodo difficile anche solo intuire cosa intendessero gli antichi quando menzionavano il “Vero Sapere” e la “Vera Conoscenza”.
    Anche il nostro atteggiamento allora potrebbe cambiare, forse ascolteremmo di più e parleremmo meno, comprendendo meglio uno dei suggerimenti ricorrenti nel Huainanzi:

    … E’ ciò che fa si che i dignitari
    Si designino usando appellativi peggiorativi,
    E colui che occupa una posizione elevata
    Non trovi posto che abbassandosi.
    Si affida a ciò che è piccolo
    Per abbracciare quel che è grande …

    Ma alla fine questo cos’è, il Tai Chi o la vita stessa?3

    R. Vazzoler


    [1]La versione del testo sopra riportata, non adotta punteggiatura. ⇑[2]Non esistono traduzioni in lingua italiana del Huainanzi, ho cercato di fare del mio meglio adattando la versione francese: Les Grands Traités du Huainanzi, edit. Du cerf, Paris.⇑[3]Si è inteso mantenere la metrica originale dei testi classici, anche per questo ogni capoverso inizia con la lettera maiuscola.⇑

    Scrivi un commento